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Padre Santo racconta… …il progetto della Cittadella dalla voce del fondatore

Con il cuore colmo di gratitudine alla Vergine Immacolata che ci ha voluti Suoi strumenti eletti per l’edificazione della Sua Cittadella, ritorniamo alle origini della sua nascita dando voce al nostro fondatore:

- P. Santo, ci racconti come è nata l’idea della Cittadella?

La Cittadella è nata da una ispirazione interiore da parte della Vergine Immacolata che mi chiedeva un luogo dove poter esercitare la Sua maternità.

- Quando hai sentito questa forte ispirazione?

Da sempre. Quando ero militare a Gemona, il terremoto del Friuli del 6 maggio 1976 mi ha segnato tanto. Vedendo la città distrutta, i corpi della gente morta sotto le macerie, il crollo delle strutture religiose, avvertii, come desiderio della Madonna, di costruire una città simbolo dell’amore di Dio che potesse dare vita a ciò che sembra non averne. Una città costituita da due “polmoni”: quello della preghiera, come aiuto alle anime e quello della carità come aiuto ai sofferenti. Più tardi, la gioia per la conoscenza della spiritualità kolbiana e della realizzazione di una città di Maria in Polonia, avvalorò il mio ideale per diffondere la Parola di Dio. A questo, si aggiunse il desiderio di farmi aiutare da un gruppo di giovani per la costituzione dell’ideale. Molto più tardi sentii la necessità di creare una comunità di consacrati che vivessero questo ideale. Ed ecco, tanti piccoli segni costituiscono oggi la realtà.

- P. Santo, perché questo luogo?

Come se Maria mi chiedesse di esprimere un segno dell’amore di Dio verso alcune categorie di ammalati, nel corpo e nello spirito, verso le categorie più deboli come i malati terminali, gli ex carcerati, i tossicodipendenti, per difendere la vita, per capire che è dono di Dio. Un luogo in cui si percepisca l’odore della terra e il profumo del cielo, un luogo di silenzio e di preghiera, di ritorno alla sorgente di Acqua Viva, a Cristo nostro Signore; il nostro santuario, intitolato a Maria Mater Ecclesiæ, come una clinica per curare le ferite dell’anima mediante i Sacramenti, l’adorazione eucaristica, l’accoglienza fraterna, il vivere Maria. Sì… un “sanatorio” per lo spirito!

- Una Cittadella dell’Immacolata: perché a Ceramida?

A Ceramida ci hanno condotto i segni della storia. Sono nato e vissuto a Villa San Giovanni, desideravo diventare religioso ed entrare nella famiglia dei Passionisti, ma Mons. Sorrentino sorrise per la mia aspirazione a lasciare la diocesi. Ordinato diacono tre anni prima del previsto, poi sacerdote e parroco di Bova, il desiderio della costituzione di una città a Maria non è mai venuto meno. Dopo otto mesi fui trasferito a Porelli di Bagnara dove iniziai a fare in piccolo ciò che un giorno avrei voluto realizzare: la chiesa, una casa di riposo. Per anni con Antonio Carfì, oggi sacerdote della nostra piccola famiglia, abbiamo condiviso l’amore agli anziani nella parrocchia. Dopo lunghe ricerche e preghiere sembrò Ceramida il luogo di Maria, questo crocevia in cui convergono più diocesi, in cui penso una casa di esercizi spirituali, un centro studi mariano dal respiro ecumenico in questa nostra terra fecondata dalla presenza orante dei monaci basiliani di rito orientale. Una Cittadella in Calabria che vuole essere un faro luminoso che espande i suoi raggi di luce nelle diocesi limitrofe e via via su tutta la Calabria.

- Assistiamo oggi ad una crisi della vita religiosa e del presbiterato, cosa vuole dirci la Cittadella?

Mi hanno sempre colpito i passi del Vangelo: “li inviò a due a due” (Lc 10,1) e “dove due o tre sono riuniti nel mio nome, Io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20), e leggendo la storia di molti santi fondatori ho visto come questi uomini di Dio ritenevano fondamentale lo stare insieme condividendo i principi evangelici. Se la vita religiosa soffre una certa crisi di identità è perché si è perso il senso dello stare insieme: non si dà più importanza alla vita comunitaria a causa anche del numero esiguo dei membri delle stesse comunità. La Cittadella è luogo dove si vuole sperimentare la bellezza di vivere l’ideale evangelico. Più persone riunite per vivere insieme la preghiera corale e il lavoro, unite nello stesso progetto di vita: sperimentare la comunione in Cristo e testimoniarla al mondo.

Un'assidua ricerca

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