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La cittadella dell’Immacolata: un ideale eroico

Uno dei testi dove con più vigore p. Kolbe si serve della metafora militare, a lui tanto cara, per parlare della Cittadella dell’Immacolata e per difenderne l’identità specifica, è una lettera indirizzata al Padre Provinciale: «La nostra comunità ha un tono di vita un pochino eroico, quale è e deve essere Niepokalanów, se veramente vuole conseguire lo scopo che si è prefissa, vale a dire non solo difendere la fede, contribuire alla salvezza delle anime, ma con un ardito attacco, non badando affatto a se stessi, conquistare all’Immacolata un’anima dopo l’altra, un avamposto dopo l’altro, inalberare il Suo vessillo sulle case editoriali dei quotidiani, della stampa periodica e non periodica, delle agenzie di stampa, sulle antenne radiofoniche, sugli istituti artistici e letterari, sui teatri, sulle sale cinematografiche, sui parlamenti, sui senati, in una parola dappertutto su tutta la terra; inoltre vigilare affinché nessuno mai riesca a rimuovere questi vessilli».

Colpisce lo stile ardente, quasi febbrile di p. Kolbe nel descrivere il rapido movimento della “guerra” spirituale per la conquista dei cuori! E il frutto di tutto questo, secondo il santo, sarà la sconfitta di tutti quei sistemi di pensiero che avevano già iniziato ad affliggeranno il diciannovesimo  secolo e che avrebbero a breve partorito il nazismo, una nuova, mostruosa forma di dittatura, quella che si scaglierà anche contro lo stesso p. Massimiliano e la sua opera: «Allora cadranno i socialismi, i comunismi, le eresie, gli ateismi, le massonerie e tutte le altre simili stupidaggini che provengono dal peccato».

Sono forti le parole con cui s. Massimiliano conclude il suo pensiero: «Così io mi immagino Niepokalanów. Forse sarà una esagerazione, ma mi sembra che senza questo meraviglioso ideale missionario Niepokalanów non abbia ragione di esistere». (SK 199)

Da queste righe traspare un cuore gonfio di dolore per l’incomprensione di cui la sua grandiosa opera fu vittima, anche da parte dei Superiori, e ai quali tuttavia p. Kolbe si sottomise sempre con la massima obbedienza. Fu proprio quest’obbedienza a produrre i più bei frutti di santità alla sua persona, e nuovo vigore e fecondità – una volta superata la prova – alla Cittadella dell’Immacolata.

A proposito dell’ideale eroico della “conquista”, legato alla Cittadella dell’Immacolata, è commovente il racconto che p. Kolbe fa dell’incontro con un confratello: «A Cracovia p. Czesław, non appena mi ha incontrato ieri mattina in sagrestia, mi ha salutato nel suo solito modo, ma quando e venuto a sapere che si sta progettando la pubblicazione del Rycerz nelle lingue orientali, gli si sono inumiditi gli occhi e, dicendomi: “Padre, voi volete conquistare il mondo intero”, mi ha abbracciato una seconda volta». (SK 220)

La misura eroica dell’ideale della conquista del mondo all’Immacolata è espresa bene da una lettera del santo, in cui egli dipinge, per così dire, i tratti caratteristici del perfetto frate della Cittadella dell’Immacolata:

«Un membro di Niepokalanów per imitare l’Immacolata, allo stesso modo come Ella ha imitato Gesù, e per imitare il Padre s. Francesco come egli ha imitato Gesù, limita le proprie necessità personali alle cose strettamente indispensabili, non cercando né comodità né divertimenti, ma di tutto egli si serve solo in quanto gli è necessario e sufficiente, allo scopo di conquistare al più presto possibile il mondo intero e tutte le anime all’Immacolata. In una parola, egli rende possibile la stampa di una quantità maggiore di copie del Rycerz e la loro diffusione nel mondo, pagando appunto con le proprie comodità e con i propri divertimenti.

E desidera limitare al massimo le proprie esigenze quanto all’abitazione, al vestiario, al nutrimento, purché il maggior numero possibile di copie de Rycerz possa diffondersi nel mondo. Vale a dire, la santa povertà, ma anche nella luce dell’Immacolata.

Di conseguenza, colui che non ama l’Immacolata tanto da aspirare a sacrificare per Lei ogni cosa (povertà)e tutto se stesso (obbedienza), ossia a consacrarsi a Lei senza alcuna restrizione, per essere uno strumento nelle Sue mani, abbandoni piuttosto Niepokalanów». (SK 339)

Radicalità nell’osservanza dei voti – soprattutto povertà e obbedienza – e disponibilità totale all’Immacolata: ecco i tratti caratteristici che egli propone ai frati della Cittadella. Una misura certamente alta di santità, ma sempre ispirata e finalizzata all’amore, e di cui egli stesso diventerà un luminosissimo esempio da imitare.

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