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Kolbe - Fare della vita un dono

Il 30 agosto al teatro all’aperto di Catona e il 13 settembre all’anfiteatro all’aperto di Palmi e al teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria, con la collaborazione di tanti amici, la nostra fraternità ha messo in scena un musical sulla vita di San Massimiliano Maria Kolbe, scritto da Daniele Ricci, noto compositore cattolico.

L’idea del musical è nata al nostro fondatore, padre Santo Donato, che ascoltandone i canti, un anno prima, ci ha proposto di realizzarlo. All’inizio, insieme a sorella Francesca e sorella Maria Concetta (le registe del musical) eravamo un po’ perplessi, ci sembrava che un’impresa del genere fosse più grande delle nostre capacità, ma nei mesi in cui abbiamo lavorato ci siamo accorti di come, nonostante la fatica, l’Immacolata abbia reso possibile la realizzazione di un’opera oltre le nostre aspettative.

La cosa più bella è stata vedere che tra tutti i componenti (quasi cento persone tra cantanti, comparse, ballerine, strumentisti, ecc.) si è creato un meraviglioso clima di amicizia che è andato al di là del lavoro stesso. Il giorno dello spettacolo l’emozione è stata grande, ma ancor più grande è stato il nostro stupore nel constatare come, in tante persone che hanno assistito allo spettacolo, la vita e i gesti di Padre Massimiliano Kolbe, abbiano lasciato il segno, toccando in profondità i cuori.

Interpretare la figura di San Massimiliano per me è stato un dono e una responsabilità. Avevo nel cuore un solo desiderio: che il musical fosse un’opera di evangelizzazione, una catechesi, e che lo spirito di Padre Kolbe si esprimesse attraverso la mia voce e i miei gesti. Ho messo tutto il cuore nell’interpretarlo, ma soprattutto mi sono rivolto a Lui qualche ora prima del musical chiedendogli che fosse lui stesso a parlare attraverso di me e ho rinnovato la mia consacrazione alla Vergine Maria, secondo lo spirito Kolbiano: “Sono cosa e proprietà tua, oh Madre”. Il nostro obiettivo è quello di perfezionarlo sempre più e di far conoscere al maggior numero di persone la splendida figura di San Massimiliano Kolbe, gigante della carità e testimone della fede per il terzo millennio.

p. Gaetano

  • Una fraternità in gioco: questo l’impatto vissuto nel momento in cui le luci si sono abbassate e la musica ha introdotto le prime note. Il protagonista sembrava essere san Massimiliano, il suo travaglio per comprendere e fare la volontà di Dio. In realtà a conclusione del musical é risuonata forte nel cuore la gratitudine verso l’opera di Dio che trasforma le tenebre in luce e che rimane fedele alla promessa di “donare la vita eterna alle sue pecore, che nessuno strapperà dalla sua mano” (cfr. Gv 10,28). E l’opera di Dio continua attraverso la vita della Fraternità dell’Immacolata, che rimane in ascolto e cerca in ogni modo di rendere operoso, attraverso la carità, il dono della fede ricevuta. Il Signore continui a benedire la Fraternità perché porti sempre più figli al suo Regno, grazie all’intercessione di san Massimiliano Maria Kolbe.
  • Collaborare al musical è stata un’avventura che ha avuto inizio con un “Sì”: il mio. Sapevo che sarebbe stata un’esperienza di crescita e speravo solo di non deludere la fiducia di coloro che mi hanno coinvolta. Il musical per me è stato un incontro personale...... con l’Immacolata: ho potuto conoscerla meglio, riscoprire un rapporto trascurato negli ultimi tempi e innamorarmi di Lei.... con p. Kolbe che continua a darci il coraggio di donare e di trasformare ogni giorno la vita in un dono d’amore.... con “Sara”, il personaggio che ho interpretato: lei, che tanto contrastava padre Massimiliano, alla fine si è saputa riconciliare… un po’ come è accaduto a me.Nel mio cuore porto tanta gratitudine verso la Fraternità dell’Immacolata che mi ha dato questa preziosa opportunità.
  • Il musical per me è stato una vera e propria medicina, un antinfiammatorio che ha migliorato lo stato di salute del cuore e della mente. Un impegno, protratto per circa due mesi, che mi ha dato modo di pensare al bello che c’è nel mondo e nel cuore di ogni creatura, nonostante il contesto fosse quello sconsolante di un campo di sterminio. Circondato dalla malvagità, dalla disperazione, dalla rassegnazione, padre Kolbe mi ha suggerito ad avere coraggio e affidarmi senza indugio a Dio, Padre buono e misericordioso, che vuole per me solo il bene. Per cui dal profondo di un cuore risanato grido grazieeee a chi mi ha invitato a partecipare!
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  • Un musical sulla vita di un Santo? Chi l’avrebbe mai detto! La proposta era allettante e la curiosità moltissima; intanto stavano per arrivare le vacanze estive e il mio cuore era diviso tra il desiderio di spensieratezza e l’impegno che la preparazione dello spettacolo richiedeva, ma era meraviglioso sapere di poter dar vita a quella musica ricca di preghiera da cui traspariva l’amore incondizionato e infinito di P. Kolbe per il fratello, fino al dono totale di sé. Durante le prove generali, pur non conoscendoci tutti, eravamo uniti e pronti ad aiutarci. Sentivo un forte legame che abbatteva ogni barriera: Gesù era in ciascuno di noi. In quei giorni, infatti, mi ritornava in mente:”Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. Dietro le quinte, prima dello spettacolo, ero intenta solo a pensare ai costumi e al trucco, ma quando si sono accese le luci è calato un silenzio di preghiera che ci ha accompagnati fino alla fine, è stato allora che ho sentito la presenza dell’Immacolata. Mentre danzavo avevo la sensazione che il mio corpo non fosse comandato dalla mente, ma dal cuore rapito da quei canti; e come P. Kolbe trasformava il suo dolore nella preghiera più bella e le lacrime in linfa di vita, la mia danza diventava una preghiera d’offerta e una lode a Dio.
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